Lasciare il lavoro è un passo importante. I motivi possono essere molteplici: voler cambiare vita, necessità familiari o semplicemente non essere più in sintonia con la realtà per cui si lavora. In ogni caso, si tratta di un momento cruciale, la gestione delle dinamiche associate ad una decisione così impegnativa possono essere stressanti e complesse. Vediamo come cambiare lavoro senza creare situazioni spiacevoli. 

Cambiare lavoro perché senza prospettive 

Solitamente il lavoro impegna gran parte del proprio tempo. Ecco perché è fondamentale vivere bene le ore lavorative, per il proprio benessere mentale e fisico. Aspettare ogni giorno che si finisca il turno, oppure guardare compulsivamente l’orologio ogni due minuti sperando che segni le 18 non sono dei buoni segnali. L’insoddisfazione sul posto di lavoro impatta fortemente sulla qualità della vita. Influenza l’umore, prosciuga le energie e diventa un pensiero costante ed opprimente. 

Molto spesso le persone tendono a sentirsi demotivate ed iniziano a valutare altre strade quando non si sentono più stimolate dal ruolo professionale che stanno ricoprendo. Se l’impresa presso la quale si lavora non investe nelle proprie capacità, è normale sentirsi abbattuti. Senza nuove sfide ed opportunità pervade un senso di apatia e noia. Oppure, nel caso vi sia stato un cambiamento ai vertici, è possibile che non ci sia più sintonia con i valori e i metodi utilizzati, proprio per questo cambiare lavoro diventa più urgente che mai.  

Non esiste un'età giusta o sbagliata, si può cambiare lavoro a 30, 40 e anche 50 anni. Anzi, l’età permette di aver maturato più esperienze e il proprio bagaglio personale potrebbe essere molto ricercato nel mondo del lavoro, rappresentando un vero punto di forza. La paura di cambiare lavoro rimane a qualunque età. L’idea di lasciare un posto sicuro e non avere certezze scoraggia anche il professionista più temerario. L’importante è valutare bene i pro e i contro e l’importanza delle motivazioni personali che sottostanno a questa scelta. 

Prima di lasciare il lavoro, però, è consigliabile definire il futuro piano d’azione. Capire quale tipo di professione è la più adatta per le proprie capacità o realizzare il proprio sogno nel cassetto. Nel caso servisse una formazione ulteriore è bene sfruttare i numerosi corsi di formazione online presenti sul web. In questo modo è possibile acquisire nuove conoscenze e abilità arricchendo il proprio cv con nuove esperienze formative.  

Motivi per cambiare lavoro 

Le motivazioni possono essere molteplici, non vi è un’unica risposta alla domanda: perché cambiare lavoro? Uno dei fattori più influenti è la famiglia. Lasciare il lavoro per passare più tempo con i propri figli è una delle ragioni più frequenti. Attualmente, vi sono molte aziende che offrono la possibilità di smart working. Questa opzione risulta ovviamente molto attraente per chi desidera passare più tempo a casa e ritrovare un equilibrio tra vita lavorativa e privata. 

In ogni caso, lasciare il lavoro comporta una riflessione profonda, e solitamente si è alle prese con mille dubbi e perplessità. Ci si chiede se sia la soluzione giusta e le domande sono sempre quelle: ne vale davvero la pena? È la decisione giusta? Per prendere una decisione ponderata e definitiva serve un lavoro introspettivo. Inoltre, ci sono dei segnali inequivocabili, che segnalano un malcontento con la propria situazione lavorativa.  

Lasciare il lavoro per stress è un’altra motivazione molto diffusa. Quando si valuta di cambiare professione, molto spesso concorrono una molteplicità di elementi. Infatti, il nervosismo e la tensione sono spesso dovuti a diversi fattori, tra i più comuni: 

  • Insoddisfazione: se i momenti negativi superano di molto quelli positivi, allora è il momento di prendere una decisione. Spesso se ne si accorge quando si finisce la giornata, uscendo dall’ufficio, dalla fabbrica o chiudendo il computer. Il pensiero di ricominciare tutto il giorno dopo sembra insopportabile e ci si sente bloccati in una routine infinita. 
  • Ambiente con conflitti: in ambiente di lavoro costruttivo e positivo i colleghi e i superiori sono persone gentili, con cui discutere in modo costruttivo per il bene dell’azienda. Se si sta valutando di cambiare lavoro, forse, questo bel rapporto non è presente nella propria realtà aziendale. Con continue ostilità e senza una solida collaborazione è difficile vivere positivamente la propria professione. 
  • Non si impara nulla: se il lavoro è ripetitivo e poco stimolante, è ovvio che si valuti di cambiarlo. Senza possibilità di crescita ed arricchimenti personali, ci si sente sprecati e poco valorizzati. Inoltre, la mancanza di riconoscimento del lavoro effettuato può portare ad un calo di autostima o fiducia in sé stessi, che si riflette anche nella vita personale.  
  • Nessuna possibilità di carriera: le opportunità di crescita professionale sono importanti per l’avanzamento di ogni lavoratore. Dopo anni di impegno e fatica è normale ambire ad una posizione più prestigiosa, o magari ad un ruolo con più responsabilità, in cui è possibile mettersi in gioco nuovamente. Se queste possibilità vengono a mancare, conviene cercare delle gratificazioni altrove.  
  • Paura del cambiamento: se, infine, l’unico motivo è la paura di cambiare, allora è il momento giusto di lasciare il lavoro. Non c’è niente di più sconfortante che rimanere ancorati ad una situazione solo per paura di cosa possa succedere dopo. 

Se si riscontrano almeno alcuni di questi segnali, allora è arrivato il momento di cambiare direzione. La paura di lasciare la sicurezza della propria professione attuale spesso blocca le persone in condizione di forte stress e sentimenti negativi. Cambiare lavoro, per quanto rischioso, apre la strada a nuove opportunità ed occasioni. 

Come dare le dimissioni 

I motivi per i quali dare le proprie dimissioni possono, quindi, essere diversi: una necessità familiare, un mancato allineamento con i valori aziendali, oppure, più semplicemente, la voglia di dare una svolta alla propria carriera. Una volta presa la decisione, ci sono dei passi da seguire e delle tempistiche da rispettare, per evitare fraintendimenti.

Prima di tutto, bisogna informare il proprio manager. Meglio comunicare le proprie intenzioni privatamente e non davanti l’intero l’ufficio. Con calma e discrezione è bene comunicare la volontà di cambiare lavoro al proprio manager e solo successivamente iniziare la procedura burocratica con il reparto delle risorse umane. Dopodiché si definisce il fatidico ultimo giorno di lavoro.  

Sarebbe meglio concludere i progetti più urgenti o almeno assicurarsi che altri colleghi possano gestirli al meglio. Infine, congedarsi dopo un ultimo scambio di parole con il responsabile. Attenzione a non perdere mai la pazienza o assumere toni aggressivi, meglio rimanere sempre professionali ed educati.  

Come rimettersi in gioco dopo aver cambiato lavoro  

Lasciare il posto di lavoro regala l’opportunità di iniziare una nuova ed entusiasmante avventura. Iniziare una nuova carriera, un nuovo percorso pieno di soddisfazioni, influisce anche sulla vita privata. Essere orgogliosi e contenti della propria professione condiziona l’umore e migliora la vita familiare, senza più preoccupazioni e tristezza.  

Per essere notati dai recruiter e assicurarsi un colloquio per la professione dei sogni, bisogna prepararsi a dovere. Per prima cosa occorre aggiornare il curriculum e iniziare a candidarsi alle posizioni che più sono in linea con il proprio profilo professionale e con le proprie ambizioni. Il profilo LinkedIn è un dettaglio importante e da non sottovalutare. Navigando su questa preziosa app, è possibile scoprire nuove opportunità di carriera e rimanere aggiornati riguardo le news dal mondo del lavoro.  

Summary

Lasciare il lavoro è un passo importante. I motivi possono essere molteplici: voler cambiare vita, necessità familiari o semplicemente non essere più in sintonia con la realtà per cui si lavora. In ogni caso, si tratta di un momento cruciale, la gestione delle dinamiche associate ad una decisione così impegnativa possono essere stressanti e complesse. 

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